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GIUSEPPE ROMELE: A CHI ASSOMIGLIA IL NUOVO COORDINATORE DI FORZA ITALIA? PDF Stampa E-mail
mercoledì 31 ottobre 2007
Giuseppe Romele, cinquantasei anni, camuno di Pisogne, ex democristiano (anche lui) è il nuovo coordinatore (segretario, se preferite) di Forza Italia. L’hanno eletto i delegati convenuti al Congresso Provinciale, con pochissime eccezioni.

A Roma, dove siede in Parlamento da due legislature, lo chiamano Rommel, come il generale, anche se niente lo fa assomigliare ad una “volpe del deserto”. Anzi, lui è più in sintonia, senza che il paragone sembri offensivo, con un ghiro: furbo, accorto, sempre nel posto meno pericoloso, eternamente assonnato. Dicono le cronache che Romele ha studiato prima per diventare prete, poi per portarsi a casa una laurea e, contemporaneamente, per apprendere il mestiere del politicante.

L’ultima fatica, quella riservata alla politica, l’ha premiato: a ventidue anni era già sindaco di Pisogne, espressione della sinistra democristiana (quella di Padula, Gitti e Martinazzoli) prima di arruolarsi nella corrente di Forze nuove (quella dei fratelli Fontana); poco più tardi fa il capogruppo della DC in Comunità Montana. Sulla via di Pisogne, quando essere democristiani era diventato pericoloso, venne fulminato dalla visione di Berlusconi. Allora entrò in Forza Italia e trovò il tesoro: subito consigliere regionale, poi Deputato al Parlamento, consigliere provinciale (carica che mantiene tuttora a scavalco con Roma) e, adesso, capo assoluto dei “forzisti” bresciani. Per meriti acquisiti nella dura battaglia contro le truppe comuniste (spauracchio del suo capo supremo) oppure per quel fortuito caso che si chiama “giusto appoggio” dall’alto? Forse, ma non solo forse, un po’ dell’uno e un po’ dell’altro.

Insomma, a Romele va riconosciuto il merito di aver preso per mano la dolce Gelmini (da sconosciuta neofita a consigliere provinciale, poi Assessore all’agricoltura, consigliere regionale e, appena dopo, deputato al Parlamento) ed averla consegnata alle “grazie” di Berlusconi e Bondi. Logica conseguenza di tanto impegno è, pare, quel “giusto appoggio” che, sempre, ha permesso al nostro Rommel di stare comodamente a galla nel pur tempestoso mare della politica.

Massimo Tedeschi, giornalista di “Brescia Oggi”, gli ha chiesto, tra tante altre cose, un pensiero sull’appena nato Partito Democratico. Romele ha risposto: “A me, questo PD, ricorda una formula chimica più che un partito vero”. A La Russa, leader di Alleanza Nazionale, che non ha apprezzato l’investitura di Adriano Paroli a candidato Sindaco della città di Brescia, Romele dice di “starsene a Milano, dove ha qualche problema di posizionamento, e di lasciare in pace Brescia, che ha sufficiente capacità di sintesi”. Ai bresciani dice “riprendetevi la città”, zone pedonalizzate comprese. Infatti, è proprio alle ZTL (zone a traffico limitato) che Romele dedica la sua maggiore attenzione. Dice: “Solleciterò chiunque voglia dar vita ad una lista che si chiami “no ZTL” e farò una campagna (elettorale, si presume/ndr.) molto chiara, molto vera”.

Sul suo futuro – a Brescia o di nuovo a Roma? – Romele sfodera la sua risposta migliore. “Bisogna vedere – confida al giornalista – cosa Berlusconi, Bondi e la Gelmini (la dolcissima Gelmini, proprio lei, ancora lei/ndr) decideranno su come io possa essere speso meglio”. Il che disegna scenari inquietanti (come spendere il Romele senza offenderlo e senza fargli troppo male?) e suscita un amletico dubbio. Questo: Romele ha ancora una testa tutta sua, oppure l’ha interamente affittata ai tre – Berlusconi, Bondi e la Gelmini – che così positivamente lo influenzano?

Siccome ritengo Romele un “operaio” della politica (e come tale lo rispetto), vorrei sbagliarmi. Se però fosse vero che alla domanda “lei aspira a fare il Presidente della Provincia di Brescia?” lui ha risposto “no comment” invece di un sì o un no, allora devo urgentemente rivedere il giudizio.
 
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